L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce all’arte un ruolo chiave nella prevenzione della salute, nel supporto psicologico per la gestione delle malattie croniche, nel miglioramento della qualità della vita.

Videoinsight® Foundation – ETS, in linea con la mission di promozione della cura del benessere psicofisico, è entusiasta di annunciare il lancio di una nuova iniziativa dedicata all’integrazione di arte e salute: CAREGIVEROpen Call for Emerging Artists 2026.

Prendersi cura

L’arte connette il mondo interno e la realtà esterna, agendo come potente strumento terapeutico per la cura dell’anima. Svolge un ruolo attivo nella prevenzione della salute. Attiva processi cognitivi, emotivi e sociali in grado di ridurre l’ansia, l’isolamento, la depressione. Rinforza l’autostima, innalza il tono dell’umore, riduce la vulnerabilità, favorisce il benessere mentale e fisico.  

Attraverso l’Open Call si invitano gli artisti a esplorare il concetto di “cura”, non solo come gesto assistenziale, ma come attitudine umana, sociale e terapeutica. 

L’arte stessa si fa “Caregiver “: accoglie, trasforma e rigenera. 

“Prendersi cura” è un’espressione che racchiude un significato più profondo del semplice “assistere” o “curare“. Mentre la “cura” (in inglese “cure”) si riferisce all’aspetto tecnico e medico del guarire una malattia, il “prendersi cura” (in inglese “to care”) riguarda la persona nella sua interezza, presuppone la presenza (l’esserci), l’ascolto, l’empatia, la responsabilità (il farsi carico).

Prendersi cura è un atto di presenza consapevole. Significa riconoscere l’altro non come un “paziente” o un “problema da gestire”, ma come una persona con una storia, dei desideri e una dignità che restano intatti nonostante la malattia.

Prendersi cura significa “guardare negli occhi”, intercettare i bisogni inespressi: la paura dietro un silenzio, il desiderio di normalità dietro una lamentela. È la capacità di sintonizzarsi sullo stato d’animo dell’altro senza lasciarsi travolgere, creando uno spazio sicuro in cui la persona curata si senta ancora “vista”.

Prendersi cura significa farsi carico del mondo dell’altro.

Prendersi cura vuol dire fare scelte difficili al posto di chi non può più farle, agendo nel suo migliore interesse. Esistono due modi di prendersi cura: sostituirsi all’altro (“fare per”), nel senso di togliergli ogni faticosa incombenza, rischiando di annullare l’identità di chi riceve aiuto, oppure affiancare l’altro (“fare con”), cioè aiutare la persona a fare ciò che ancora può, sostenendola dove non arriva. Questo è il vero cuore dell’assistenza: restituire potere e dignità.

Prendersi cura è l’arte di restare. È la pazienza di abitare il tempo dell’altro, che spesso è più lento del nostro, e di trasformare un momento di fragilità in uno spazio di profonda connessione umana.

Chi è il Caregiver?

Essere un “Caregiver”, “colui o colei che dona la cura“, significa ricoprire uno dei ruoli più nobili, complessi e spesso invisibili della nostra società. Non significa svolgere un compito, ma integrare assistenza, supporto emotivo e dedizione costante verso un’altra persona.

Il Caregiver è il pilastro silenzioso che permette a migliaia di persone di vivere con dignità nonostante la malattia, la fragilità, la solitudine. Il ruolo richiede pazienza, coraggio e generosità; merita gratitudine, diritti e supporto concreto. La vita del Caregiver, cuore pulsante del welfare fai-da-te, è in equilibrio costante tra amore e sacrificio. I Caregiver, “eroi di famiglia”, sono troppo spesso lasciati soli.

Le Sfide Quotidiane

Il peso che grava sulle spalle di chi assiste non è solo fisico, ma soprattutto psicologico. Le sfide principali includono l’isolamento sociale (il Caregiver rinuncia alla propria vita sociale, ai propri hobby e, talvolta, alla propria carriera per garantire la presenza costante), il carico emotivo (gestire il declino fisico o cognitivo di una persona curata comporta uno stress costante), la fatica fisica (sollevare, medicare, gestire le notti insonni e le emergenze mediche), la burocrazia (orientarsi tra permessi, sussidi e liste d’attesa sanitarie è un ulteriore lavoro).

I Numeri Chiave e l’identikit del Caregiver in Italia

In Italia il numero dei Caregiver è impressionante e riflette quanto il nostro sistema di assistenza sociale poggi quasi interamente sulle spalle delle famiglie. Secondo i dati ISTAT e Censis del 2026 la stima complessiva dei Caregiver famigliari è di 8 milioni di persone: il 15% della popolazione italiana. Oltre il 70% sono donne, definite la “generazione sandwich”, schiacciate tra la cura dei figli e quella dei genitori. La fascia più colpita è quella tra i 45 e i 65 anni, ma circa il 17% ha meno di 35 anni (i cosiddetti “Young Caregivers“). Circa il 30% dei caregiver dedica più di 20 ore a settimana all’assistenza. Circa il 60% ha dovuto modificare o abbandonare la propria attività lavorativa per prestare cura.

Novità Legislative 

Il dibattito pubblico sta finalmente portando alla luce la necessità di tutele legali e previdenziali per i Caregiver. Riconoscere il loro valore significa garantire supporto psicologico, tutele giuridiche ed economiche. Nel Gennaio 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo disegno di legge volto a dare finalmente dignità giuridica a queste persone. L’obiettivo è trasformare il Caregiver da “volontario per necessità” a soggetto riconosciuto dallo Stato, con l’introduzione di tutele previdenziali e assicurative, bonus e incentivi per conciliare vita e lavoro. In Italia, il valore economico del lavoro svolto gratuitamente dai Caregiver è stato stimato in decine di miliardi di euro ogni anno; senza di loro, il Sistema Sanitario Nazionale rischierebbe il collasso immediato. 

Il Rischio del “Burnout”

Per prendersi cura di qualcun altro, bisogna prima essere in grado di stare bene. Molti Caregiver cadono nella trappola del trascurare sè stessi, dell’annullarsi per occuparsi dell’altro, andando incontro ad uno scompenso psicofisico. La “sindrome del burnout” si manifesta con sensazione di iper-responsabilità, tristezza, impotenza, rabbia e sensi di colpa. I sintomi del burnout sono affaticamento, difficoltà di concentrazione, ansia e preoccupazione, disturbi psicosomatici, indebolimento delle difese immunitarie, ridotta cura del proprio stato di salute, isolamento sociale, depressione.

La “Malattia del Caregiver”

Non si può avere cura degli altri se non si impara ad avere cura di sé. Il Caregiver che si annulla non sta più “curando”, si sta consumando. Il paradosso del Caregiver è che, nel tentativo di proteggere la salute di un altro, finisce per consumare la propria. Esiste una letteratura medica specifica su questo fenomeno definito  “Malattia del Caregiver” o “Caregiver Burden” (il carico del prestatore di cure).

Il corpo e la mente di chi assiste sono sottoposti a uno stress cronico che altera i normali processi biologici. Le cause principali sono: l’ipercortisolemia (lo stress costante mantiene alti i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, che a lungo andare indebolisce il sistema immunitario); la deprivazione del sonno (le interruzioni notturne frequenti impediscono il recupero psicofisico); la trascuratezza di sè (il Caregiver tende a evitare le proprie visite mediche, a mangiare in modo sregolato). Le malattie che colpiscono chi assiste sono disturbi psicosomatici, depressione e ansia (colpiscono tra il 40% e il 70% dei Caregiver), la sindrome di burnout ( un esaurimento emotivo che porta a distacco, irritabilità e senso di fallimento); l’insonnia cronica (la difficoltà a prendere sonno anche quando l’assistito riposa, a causa dell’ipervigilanza). I Caregiver sviluppano patologie fisiche, come disturbi muscolo-scheletrici (mal di schiena cronico, ernie e dolori articolari dovuti al sollevamento e allo spostamento dell’assistito); malattie cardiovascolari (l’ipertensione è molto comune a causa della tensione emotiva perenne); l’indebolimento immunitario (i Caregiver impiegano più tempo a guarire da influenze o ferite). È fondamentale riconoscere i “segnali di allarme”, prima che diventino patologie croniche: la stanchezza, la perdita di interesse per le attività quotidiane, la rabbia sproporzionata seguita da forti sensi di colpa, la difficoltà di concentrazione, i vuoti di memoria.

Cosa si può fare per supportare i Caregiver? 

Per supportare i Caregiver è consigliabile pianificare il sollievo (delegare l’assistenza anche solo per poche ore a settimana a professionisti o altri familiari), partecipare a gruppi di auto-mutuo aiuto (confrontarsi con chi vive la stessa situazione riduce drasticamente il senso di isolamento), l’esperienza dell’arte, della cultura: efficace per il rilassamento e la rigenerazione mentale.

CAREGIVER. Open Call for Emerging Artists

Requisiti e Modalità di Partecipazione

La partecipazione è aperta a tutti gli artisti che desiderano confrontarsi con il tema della “Cura” attraverso il linguaggio dell’Arte.

Gli Artisti sono invitati a candidare originali opere sul tema “CAREGIVER“.

  • Tipologia di opere: Opere pittoriche.
  • Dimensioni massime: 100 cm x 100 cm
  • Materiale richiesto: Immagine dell’opera in alta risoluzione con didascalia completa (titolo, tecnica, anno, dimensioni).
  • Invio candidature: Le proposte devono essere inviate via email all’indirizzo: rebecca.russo@fasv.it

Scadenza

Il termine ultimo per l’invio delle opere è il 30 Giugno 2026

Selezione e Mostra Collettiva

Tutte le opere candidate saranno sottoposte alla valutazione di una Giuria multidisciplinare. Le opere selezionate saranno esposte nella mostra “CAREGIVER“, un evento che metterà in luce il talento dei partecipanti e la capacità dell’arte di farsi veicolo di benessere psicofisico e sociale. Il tempo e il luogo della mostra saranno comunicati dopo la selezione delle opere.