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BLOOM. L’ARTE PER LA CURA

BLOOM. L’ARTE PER LA CURA by @videoinsightfoundation – ETS 

@videoinsightfoundation – ETS – istituzione no profit, pioniera nella promozione dell’ARTE come CURA della SALUTE della MENTE e del CORPO – ha lanciato il 4.01.2026 con deadline 30.07.2026  l’Open Call BLOOM che integra Scultura e Performance. 

Gli Artisti sono stati invitati a sfidare la gravità e i confini della materia, creando Sculture leggere progettate per essere indossate e abitate sulla testa, interpretata come piedistallo installativo.

Fiorire per Stare Bene

L’esposizione BLOOM evoca l’atto del fiorire: imperativo esistenziale. 

La Sfilata 

Le Sculture o Installazioni vincitrici – estensioni simboliche del pensiero e dell’affettività – saranno protagoniste di una Performance trasformativa, terapeutica. Non saranno esposte in modo statico, bensí indossate sul capo da “IPAZIE CONTEMPORANEE” – eredi di un nome antico, manifestazioni viventi di attitudini che sfidano il tempo – in una Performance esclusiva, nella quale il movimento del corpo conferirà nuova vita agli oggetti artistici. La testa, centro del sistema nervoso e sede della psiche, diventerá il piedistallo vivente di creazioni artistiche che elevano, emancipano, salvano, guariscono. Le Installazioni tradurranno in forme plastiche concetti, simboli legati alla crescita spirituale, alla rinascita alla proiezione del Sé verso l’alto.

Come HYPATIA – astronoma, filosofa e matematica greca antica – le IPAZIE CONTEMPORANEE sono dotate di talento, merito, empatia, luce interiore, genio, visione. Non cercano il martirio, ma la maestria, la saggezza; condividono idee con l’intelligenza del cuore. Sono amiche nella vita, non invidiano, non competono, credono fermamente nella sorellanza intellettuale. Sono armoniche nella cultura e nella libertà, riconoscono e valorizzano la bellezza. Sono le cartografe di una nuova geografia umana. Preferiscono la profondità, lo slancio, il coraggio, il gesto ispirato.

La Performance sarà realizzata in occasione di ARTISSIMA 2026 nella sede di Videoinsight® Foundation – ETS, (via Ferdinando Bonsignore 7 – Torino).

BLOOM. L’ ARTE PER LA CURA – Prima Selezione

VIDEOINSIGHT® SKIN CARE

VIDEOINSIGHT® SKIN CARE

Videoinsight® Prize 2026

Videoinsight® Prize 2026

Irene Balia (Iglesias, 1985) con l’opera “Mezz’ombra” – acrilico su tela, 150 x 100 cm, 2025 – 2026, Videoinsight® Collection – è la vincitrice del Videoinsight® Prize 2026.

Il premio – promosso da @videoinsightfoundation creato nel 2010 e giunto alla sua Sedicesima Edizione – 
riconosce e valorizza le ricerche artistiche capaci di promuovere la salute, la cura, la longevità e il benessere psicofisico. L’opera “Mezz’ombra” incarna appieno la mission di Videoinsight® Foundation – ETS: trasforma l’esperienza estetica in un processo terapeutico ed evolutivo; dialoga con gli aspetti più intimi e latenti dell’esperienza umana; stimola nello spettatore immediata risonanza emotiva, insight e profonda integrazione interiore. Si è distinta per la straordinaria delicatezza narrativa, la densità psicologica, la potenza perturbante con cui esplora le zone d’ombra della psiche e della memoria emotiva. Attraverso la raffinata ricerca visiva, la fascinazione del realismo magico, l’evocazione di una ritualità, l’Artista costruisce uno spazio sospeso tra luce e penombra, che diviene specchio delle complessità e delle transizioni dell’animo umano. Con una pittura intima e vibrante, indaga la figura, lo spazio domestico, la relazione affettiva, la relazione di coppia. I soggetti raffigurati sembrano sospesi nel tempo; la loro presenza stimola nello spettatore un processo di identificazione e di proiezione. La superficie pittorica diventa uno specchio emotivo in cui l’osservatore è invitato a esplorare i propri vissuti, attivando intuizioni e risonanze interiori. La figurazione si muove in un territorio sospeso e affascinante, nel quale si trasfigura in sintesi formale, atmosfera onirica e profonda indagine psicologica.

Lo sguardo sulla relazione è disincantato, ironico. La narrazione è misteriosa. Il quotidiano è riformulato su un piano onirico: la realtà domestica e le figure umane non sono restituite come ritratto verista, ma rielaborate attraverso un filtro sottilmente surreale. Gli interni, i soggetti e gli elementi della natura vegetale diventano quinte teatrali di una narrazione interiore, in cui l’ordinario assume un carattere ambiguo, evocativo e inafferrabile.

La pittura predilige una struttura bidimensionale e minimale; i confini sono sottili, le forme sono delimitate da linee pulite, nette e delicate, mentre i campi di colore uniforme definiscono con precisione i volumi e lo sfondo. Il vuoto e la sottrazione visiva non sono assenze, ma componenti riempitive cariche di tensione emotiva e silenzio. Attraverso la palette cromatica, la stesura satura e ricercata, i colori pieni e pastosi, l’Artista costruisce un’atmosfera di apparente calmo incanto che nasconde un’inquietudine e tensione psicologica.

Il gioco tra luce e penombra mette in scena la dualità dell’esperienza umana: il visibile e l’inconscio. I protagonisti appaiono enigmatici, indecifrabili, ambigui, stranianti, nascosti da una nube di fumo. La scena quasi sciamanica, inafferrabile al colpo d’occhio, oltre che disorientare, comunica fiducia, speranza. 

“Ci sono momenti in cui il cammino si appanna, l’atmosfera si fa densa di fumo, il buio cancella le coordinate e la nebbia confonde persino il profilo di chi ci sta accanto. In queste condizioni di opacità e smarrimento, la tendenza istintiva è quella di arrestarsi, di percepire l’ostacolo come una privazione o un’ingiustizia della sorte. Eppure, è proprio quando il paesaggio visibile viene meno che si attiva un altro tipo di sguardo. Quando la vista non basta più, la relazione — che sia d’amore o d’aiuto — smette di essere una semplice presenza e si trasforma in una struttura portante. 
Nel vuoto apparente creato dall’incertezza, il legame umano diventa il terreno in cui germoglia il senso. 
Nonostante l’ambiente ostile, la vicinanza autentica e la cura reciproca permettono di far nascere un frutto inatteso, di portare alla luce un tesoro che, nella piena chiarezza del giorno, sarebbe rimasto invisibile. Il tesoro non è mai l’assenza della nebbia, ma la scoperta di ciò che siamo capaci di generare e custodire mentre la attraversiamo. In questo processo, l’impedimento smette di essere un mero freno per svelare la sua natura più profonda: ogni impedimento è un giovamento. L’ostacolo non arriva per bloccare la vita, ma per costringerla a cambiare forma, a superare la superficie e ad andare a fondo. 
La nebbia e il fumo costringono a rallentare, ad ascoltare, a sintonizzarsi su frequenze più intime e sottili. Riducono il rumore di fondo e costringono a cercare l’essenziale. 
Ci insegnano che la fragilità non è la fine della strada, ma la condizione fondamentale per accedere alla vera forza, e che è proprio la resistenza del terreno a permettere al seme di spezzarsi e dare vita alla pianta. Nella relazione d’aiuto e nell’amore, la difficoltà condivisa si converte così in un catalizzatore di trasformazione. La prova non cancella il valore dell’esperienza; al contrario, lo protegge, lo matura e lo impreziosisce, ricordandoci che la luce più pura non è quella che illumina il cammino già spianato, ma quella che riusciamo ad accendere insieme dentro la notte.” Rebecca Russo

Sebastiano Sofia

@videoinsightfoundation – ETS acquisisce l’opera “Self-portrait with stoma”, olio su tela, 100 x 60 cm, 2026 dell’Artista @sebastiano_sofia Ha fatto parte della Mostra collettiva “Caregiver”, curata da @rebeccarusso.videoinsight promossa da @videoinsightfoundation nei @magazziniartecontemporanea di Trapani nel periodo 29.07.2026 – 29.08.2026.

“Questo autoritratto nasce dall’esperienza della stomia, un evento che ha trasformato radicalmente il mio rapporto con il corpo. Per mesi, prendersi cura di me ha significato compiere ogni giorno gesti semplici, ma essenziali: pulire, medicare, osservare, accettare. Un rituale fatto di fragilità, pazienza e ascolto. La #cura , però, non è stata solo un atto fisico. È stata anche un esercizio mentale ed emotivo: imparare ad abitare un corpo cambiato, affrontare la paura, la vergogna e l’incertezza. In questo percorso non sono stato solo. La presenza delle persone che mi sono state accanto – medici, infermieri, familiari e amici – mi ha ricordato che #prendersicura è sempre una relazione, un gesto condiviso. Questo dipinto nasce da quell’esperienza: non racconta soltanto una ferita, ma la possibilità di ritrovare una forma di tenerezza verso il proprio corpo, anche quando sembra diventato estraneo.” Sebastiano Sofia

“L’opera di Sebastiano Sofia si distingue per una pittura fluida, organica ed evocativa, in cui la figura umana sfuma in forme metamorfiche. La stesura del colore è liquida e stratificata. I contorni dei corpi non sono mai netti o perimetrati con rigore, ma appaiono morbidi, quasi gelatinosi o membranosi, riflettendo la fluidità dell’interno dell’organismo e la mutevolezza della carne. La tavolozza cromatica di Sofia impiega toni organici e carnici: sfumature di rosa, rossi viscerali, toni albocilestri e campiture d’ombra calde o terrose. Il colore non è descrittivo in senso realistico, ma emotivo e sensorialmente percettivo. L’atmosfera è sospesa nel tempo, tra il sogno e la dimensione clinica, anatomica. La figura sembra emergere o sprofondare nello sfondo, creando un senso di privacy violata, ma accolta, dove la delicatezza del tratto mitiga l’impatto della condizione medica esposta. La ricerca pittorica trasforma la fragilità biologica e il segno della malattia in un atto di pura poesia visiva. L’opera risponde all’obiettivo primario di Videoinsight®: utilizzare la pittura come strumento psicoterapeutico ed emersione di intuizioni interiori profonde.

In “Selfportrait with stoma”, autoritratto intimo e viscerale, l’Artista affronta la complessità del corpo vulnerabile, della #cura e della riappropriazione dell’identità corporea. Mette a nudo la propria condizione fisica e psicologica legata alla presenza della stoma, una modifica anatomica permanente o temporanea che trasforma radicalmente il rapporto con la percezione del proprio corpo. Nel contesto della mostra Caregiver – creata per indagare i concetti di cura, dipendenza, empatia e assistenza fisica ed emotiva – il dipinto si pone come ponte tra due dimensioni: il corpo come territorio di cura – la stoma cessa di essere un mero dettaglio clinico e diventa il fulcro concettuale dell’opera, simbolo della vulnerabilità umana e della necessità di accettazione;  l’atto di autocura (self-caregiving) – prima ancora di ricevere cure dall’esterno, la figura è immortalata nell’atto di gestire, guardare e abitare la propria condizione.” Rebecca Russo

Selena Leardini

Videoinsight® Collection acquisisce l’opera ‘Nero’, olio su tela, 60 x 70 cm, 2026 dell’Artista @selenaleardini Ha fatto parte della Mostra “Caregiver” curata da @rebeccarusso.videoinsight promossa da @videoinsightfoundation nei @magazziniartecontemporanea di Trapani nel periodo 29.07.2026 – 29.08.2026.

“Quest’opera si presenta come una riflessione intima e profonda sul tema della #cura Non racconta un’azione esplicita, ma ne evoca l’essenza attraverso il simbolo centrale: la cuffia intrecciata. 
La lana lavorata a mano diventa metafora del gesto lento, ripetuto e paziente del prendersi cura. 
Ogni filo che si incrocia richiama il tempo dedicato all’altro, la continuità silenziosa di un impegno che spesso resta invisibile. È un fare quotidiano che non cerca spettacolarità, ma costruisce protezione, calore e presenza. La cura qui non è solo fisica, ma anche mentale ed emotiva. Così come la cuffia avvolge e protegge, allo stesso modo il #caregiver si prende carico non solo del corpo, ma anche della fragilità interiore, propria e altrui. L’intreccio diventa allora relazione: un legame che sostiene, che contiene, che ci tiene assieme. Il contrasto con lo sfondo nero amplifica questo significato. Il buio può essere letto come lo spazio della solitudine, della fatica, del non riconoscimento. È il contesto in cui spesso si muove chi si prende cura: un luogo spesso privato, dove il valore del gesto non è sempre visto. Eppure, proprio in questo nero, i colori emergono con forza. Sono segni di vita, di umanità che persistono nonostante tutto. L’opera costruisce così un discorso sulla cura come atto lento e continuo, capace di
generare senso anche nel vuoto, e invita a soffermarsi su ciò che, pur restando spesso nascosto, tiene insieme.” Selena Leardini

“In ‘Nero’ Selena Leardini riesce a dare forma visibile all’invisibile, a illuminare le zone d’ombra della psiche, a convertire la fragilità in una preziosa opportunità di #cura e consapevolezza . L’opera affronta il dolore e la vulnerabilità umana; trasforma l’oscurità in uno spazio di ascolto, accoglienza e rielaborazione emotiva. L’impatto psicodinamico, evocativo e concettuale del dipinto stimola una forte risonanza emotiva. Attraverso il linguaggio figurativo, delicato e al contempo incisivo, ‘Nero’ attiva meccanismi di immedesimazione e introspezione, primari per l’attivazione dell’esperienza Videoinsight® (insight psicologico). L’ingresso dell’opera ‘Nero’ nella Videoinsight® Collection risponde a una precisa linea di ricerca curatoriale e scientifica basata sul Metodo Videoinsight® che riconosce nell’opera d’Arte una valenza terapeutica, una risorsa trasformativa e un potente stimolo di crescita interiore.” Rebecca Russo 

Savina Capecci

@videoinsightfoundation acquisisce per Videoinsight® Collection #videoinsightcollection l’opera ‘Bella e (simpatica)’, acrilico e olio su tela, 30 x 20 cm, 2025 dell’Artista Savina Capecci.  Ha fatto parte della Mostra “Caregiver”, curata da @rebeccarusso.videoinsight promossa da @videoinsightfoundation nei @magazziniartecontemporanea di Trapani nel periodo 29.07.2026 – 29.08.2026. 
‘Bella (e simpatica)’ rappresenta il ritratto di una giovane donna, caratterizzato da una dualità visiva. La composizione mostra un volto dai tratti stanchi, evidenziati da un trucco rossastro attorno agli occhi verdi che conferisce uno sguardo quasi consumato. L’elemento centrale e predominante è un naso rosso da clown. Questo naso, solitamente simbolo di gioia o intrattenimento, assume una connotazione performativa quasi dolorosa. È la maschera che il #caregiver è talvolta costretto a indossare per mostrare allegria e simpatia, come ironicamente suggerito dal titolo, per sollevare lo spirito dell’assistito,
quando il proprio è esausto o addolorato.  Il naso rosso è come un cerotto superficiale che nasconde la stanchezza e l’invisibilità del proprio dolore. Il contrasto tra l’espressione stanca della donna e l’emblema del clown, evidenzia la tensione tra la realtà interiore e la performance forzata.”@savinacapecci

“L’opera ‘Bella (e simpatica)’ di @savinacapecci acquisita da @videoinsightfoundation per Videoinsight® Collection cattura con cruda ed empatica bellezza una delle dinamiche umane più profonde e silenziose: la condizione del #caregiver . Attraverso un linguaggio visivo autentico e coinvolgente, il lavoro trasmette – con straordinaria forza di connessione sul piano affettivo – calore, leggerezza e una profonda comprensione della fragilità umana. Il dipinto trasforma l’esperienza artistica in un atto di cura, conforto. Si distingue per immediatezza espressiva, densità di significato, capacità di generare risonanza emotiva. Attraverso la figura di una donna dall’avvenenza evidente, ma segnata dal dolore, l’Artista costruisce un potente contrasto visivo ed emotivo. Gli occhi della protagonista, gonfi di tristezza e solcati da lacrime sincere, raccontano una storia di depressione, solitudine e sfinimento psicofisico. Rappresentano lo sguardo di chi porta sulle spalle un peso invisibile, ma schiacciante, consumato dalla fatica quotidiana dell’accudimento. A rompere questo quadro di sofferenza interiore interviene un elemento alienante e dal fortissimo valore simbolico: il naso da clown. Questo dettaglio trasforma la donna in una maschera vivente. Il naso rosso rappresenta il dovere morale ed emotivo a cui il Caregiver si sente costretto ogni giorno: far finta di niente, indossare un sorriso forzato, mostrare leggerezza e simpatia per rallegrare la persona assistita. È il paradosso di chi deve diventare fonte di gioia e conforto per gli altri proprio mentre si sta svuotando dentro. La bellezza fisica della donna, suggerita anche dal titolo, diventa un contorno ironico rispetto alla sua fragilità profonda, ridotta al ruolo sociale di chi deve essere sempre ‘Bella e, soprattutto, simpatica’.” Rebecca Russo

Savina Capecci

@videoinsightfoundation acquisisce per Videoinsight® Collection l’opera ‘NeuroFlora’, olio su tela, 30 x 20 cm, 2026 dell’artista Savina Capecci. Il dipinto ha fatto parte della Mostra collettiva “Caregiver”, curata da @rebeccarusso.videoinsight , promossa da @videoinsightfoundation nei @magazziniartecontemporaneadi Trapani nel periodo 29.07.2026 – 29.08.2026. 

“In ‘NeuroFlora’ il volto dai toni freddi emerge come uno spazio di accoglienza mentre il fiore giallo, che si fa spazio tra l’orecchio e la bocca della figura, diventa metafora visiva di una metamorfosi interiore: l’atto dell’ascolto non è mai passivo, ma trasformativo. Per il Caregiver l’ascolto è un processo in cui le parole, i silenzi e le sofferenze dell’altro entrano nel proprio sistema sensoriale, vengono elaborate e fioriscono in una forma nuova – una comprensione che si fa cura, gentilezza e vicinanza. Il fiore funge da ponte biologico e poetico, rappresentando come il vissuto del destinatario di #cura venga metabolizzato dal #caregiver , passando dall’orecchio (l’accoglienza del suono e della storia) alla bocca (la parola che conforta, che traduce il dolore, che restituisce dignità all’esperienza altrui). ‘NeuroFlora’ ci ricorda che prendersi cura di qualcuno richiede una trasformazione profonda di sé: la capacità di assorbire l’essenza dell’altro per permetterle di sbocciare, ancora una volta, sotto forma di empatia condivisa. @savinacapecci

“L’acquisizione dell’opera ‘NeuroFlora’ celebra una ricerca artistica capace di porsi al confine tra arte, neuroscienze e percezione profonda. Il dipinto si configura come un vero e proprio dispositivo simbolico e cognitivo, in perfetta sintonia con la mission di Videoinsight Foundation: promuovere opere che inneschino processi di riflessione, consapevolezza e risonanza interiore (#videoinsight). 

‘NeuroFlora’ non si limita a farsi guardare; richiede di essere esperita attraverso un’architettura visiva che intreccia e amplifica molteplici canali sensoriali.

La Visione. L’Occhio. Lo Sguardo – Il dipinto accoglie la presenza dell’occhio come centro focale primario. Non è solo l’organo della vista, ma il simbolo della consapevolezza, della percezione attiva e dell’introspezione. È lo sguardo che osserva l’osservatore, ribaltando il ruolo della fruizione e trasformando la visione in un atto di pura presenza.

L’Ascolto. L’Udito – Accanto alla dimensione visiva sboccia un fiore giallo aperto. Il giallo, colore solare e vibrante, associato all’apertura della corolla, si fa metafora dell’ascolto e della recettività acustica. Il fiore agisce come una cassa di risonanza o un padiglione auricolare della natura, pronto a raccogliere le vibrazioni esterne e a tradurle in sintonia emotiva.

Il Tatto. Il Contatto. La Relazione – La figura della mano completa il sistema #plurisensorialeportando al centro il tema del tatto e del contatto. La mano è l’organo della cura, della connessione fisica con il mondo, del gesto che plasma ed esplora. È il punto di incontro tra il dentro e il fuori, tra la materia e il sentire.

La straordinaria forza di ‘NeuroFlora’ risiede nell’unione di questi elementi in un’unica trama concettuale: #visione , #udito e #tatto non operano in modo isolato, ma si integrano evocando una dimensione sinestesica. L’opera suggerisce che la percezione umana non sia una somma di sensi separati, ma una fitta rete neurale e simbolica in cui vedere è anche ascoltare, e toccare è un altro modo di guardare.”

Rebecca Russo

Sebastiano Sofia

@videoinsightfoundation acquisisce per Videoinsight® Collection l’opera “Self-portrait with stoma”, olio su tela, 100 x 60 cm, 2026 dell’Artista @sebastiano_sofia Il lavoro ha fatto parte della Mostra collettiva “Caregiver”, curata da @rebeccarusso.videoinsight promossa da @videoinsightfoundation nei @magazziniartecontemporanea di Trapani nel periodo 29.07.2026 – 29.08.2026.

“Questo autoritratto nasce dall’esperienza della stomia, un evento che ha trasformato radicalmente il mio rapporto con il corpo. Per mesi, prendersi cura di me ha significato compiere ogni giorno gesti semplici, ma essenziali: pulire, medicare, osservare, accettare. Un rituale fatto di fragilità, pazienza e ascolto. La #cura , però, non è stata solo un atto fisico. È stata anche un esercizio mentale ed emotivo: imparare ad abitare un corpo cambiato, affrontare la paura, la vergogna e l’incertezza.  In questo percorso non sono stato solo. La presenza delle persone che mi sono state accanto – medici, infermieri, familiari e amici – mi ha ricordato che #prendersicura è sempre una relazione, un gesto condiviso. Questo dipinto nasce da quell’esperienza: non racconta soltanto una ferita, ma la possibilità di ritrovare una forma di tenerezza verso il proprio corpo, anche quando sembra diventato estraneo.” Sebastiano Sofia

“L’opera di Sebastiano Sofia si distingue per una pittura fluida, organica ed evocativa, in cui la figura umana sfuma in forme metamorfiche. La stesura del colore è liquida e stratificata. I contorni dei corpi non sono mai netti o perimetrati con rigore, ma appaiono morbidi, quasi gelatinosi o membranosi, riflettendo la fluidità dell’interno dell’organismo e la mutevolezza della carne. In “Selfportrait with stoma”, autoritratto intimo e viscerale, l’Artista affronta la complessità del corpo vulnerabile, della #cura e della riappropriazione dell’identità corporea. Mette a nudo la propria condizione fisica e psicologica legata alla presenza della stoma, una modifica anatomica permanente o temporanea che trasforma radicalmente il rapporto con la percezione del proprio corpo. La tavolozza cromatica di Sofia impiega toni organici e carnici: sfumature di rosa, rossi viscerali, toni albocilestri e campiture d’ombra calde o terrose. Il colore non è descrittivo in senso realistico, ma emotivo e sensorialmente percettivo. L’atmosfera è sospesa nel tempo, tra il sogno e la dimensione clinica, anatomica. La figura sembra emergere o sprofondare nello sfondo, creando un senso di privacy violata, ma accolta, dove la delicatezza del tratto mitiga l’impatto della condizione medica esposta. La ricerca pittorica trasforma la fragilità biologica e il segno della malattia in un atto di pura poesia visiva. L’opera risponde all’obiettivo primario di Videoinsight®: utilizzare la pittura come strumento psicoterapeutico ed emersione di intuizioni interiori profonde.

Nel contesto della mostra Caregiver – creata per indagare i concetti di cura, dipendenza, empatia e assistenza fisica ed emotiva – il dipinto si pone come ponte tra due dimensioni: 

– il corpo come territorio di cura: la stoma cessa di essere un mero dettaglio clinico e diventa il fulcro concettuale dell’opera, simbolo della vulnerabilità umana e della necessità di accettazione; 

– l’atto di autocura (self-caregiving): prima ancora di ricevere cure dall’esterno, la figura è immortalata nell’atto di gestire, guardare e abitare la propria condizione.” Rebecca Russo

ECONIQUE. ART

Arte & Salute: l’opera come strumento neurofisiologico e terapeutico per la rigenerazione psicofisica

Dalla cura della persona alla trasformazione dell’impresa: Rebecca Russo racconta come l’arte contemporanea possa diventare una risorsa strategica per organizzazioni, comunità e territori

di Enrico Dedin

08.09.2026