Prossime mostre

BLOOM. L’ARTE PER LA CURA

BLOOM. L’ARTE PER LA CURA by @videoinsightfoundation – ETS 

@videoinsightfoundation – ETS – istituzione no profit, pioniera nella promozione dell’ARTE come CURA della SALUTE della MENTE e del CORPO – ha lanciato il 4.01.2026 con deadline 30.07.2026  l’Open Call BLOOM che integra Scultura e Performance. 

Gli Artisti sono stati invitati a sfidare la gravità e i confini della materia, creando Sculture leggere progettate per essere indossate e abitate sulla testa, interpretata come piedistallo installativo.

Fiorire per Stare Bene

L’esposizione BLOOM evoca l’atto del fiorire: imperativo esistenziale. 

La Sfilata 

Le Sculture o Installazioni vincitrici – estensioni simboliche del pensiero e dell’affettività – saranno protagoniste di una Performance trasformativa, terapeutica. Non saranno esposte in modo statico, bensí indossate sul capo da “IPAZIE CONTEMPORANEE” – eredi di un nome antico, manifestazioni viventi di attitudini che sfidano il tempo – in una Performance esclusiva, nella quale il movimento del corpo conferirà nuova vita agli oggetti artistici. La testa, centro del sistema nervoso e sede della psiche, diventerá il piedistallo vivente di creazioni artistiche che elevano, emancipano, salvano, guariscono. Le Installazioni tradurranno in forme plastiche concetti, simboli legati alla crescita spirituale, alla rinascita alla proiezione del Sé verso l’alto.

Come HYPATIA – astronoma, filosofa e matematica greca antica – le IPAZIE CONTEMPORANEE sono dotate di talento, merito, empatia, luce interiore, genio, visione. Non cercano il martirio, ma la maestria, la saggezza; condividono idee con l’intelligenza del cuore. Sono amiche nella vita, non invidiano, non competono, credono fermamente nella sorellanza intellettuale. Sono armoniche nella cultura e nella libertà, riconoscono e valorizzano la bellezza. Sono le cartografe di una nuova geografia umana. Preferiscono la profondità, lo slancio, il coraggio, il gesto ispirato.

La Performance sarà realizzata in occasione di ARTISSIMA 2026 nella sede di Videoinsight® Foundation – ETS, (via Ferdinando Bonsignore 7 – Torino).

BLOOM. L’ ARTE PER LA CURA – Prima Selezione

Sebastiano Sofia

@videoinsightfoundation – ETS acquisisce l’opera “Self-portrait with stoma”, olio su tela, 100 x 60 cm, 2026 dell’Artista @sebastiano_sofia Ha fatto parte della Mostra collettiva “Caregiver”, curata da @rebeccarusso.videoinsight promossa da @videoinsightfoundation nei @magazziniartecontemporanea di Trapani nel periodo 29.07.2026 – 29.08.2026.

“Questo autoritratto nasce dall’esperienza della stomia, un evento che ha trasformato radicalmente il mio rapporto con il corpo. Per mesi, prendersi cura di me ha significato compiere ogni giorno gesti semplici, ma essenziali: pulire, medicare, osservare, accettare. Un rituale fatto di fragilità, pazienza e ascolto. La #cura , però, non è stata solo un atto fisico. È stata anche un esercizio mentale ed emotivo: imparare ad abitare un corpo cambiato, affrontare la paura, la vergogna e l’incertezza. In questo percorso non sono stato solo. La presenza delle persone che mi sono state accanto – medici, infermieri, familiari e amici – mi ha ricordato che #prendersicura è sempre una relazione, un gesto condiviso. Questo dipinto nasce da quell’esperienza: non racconta soltanto una ferita, ma la possibilità di ritrovare una forma di tenerezza verso il proprio corpo, anche quando sembra diventato estraneo.” Sebastiano Sofia

“L’opera di Sebastiano Sofia si distingue per una pittura fluida, organica ed evocativa, in cui la figura umana sfuma in forme metamorfiche. La stesura del colore è liquida e stratificata. I contorni dei corpi non sono mai netti o perimetrati con rigore, ma appaiono morbidi, quasi gelatinosi o membranosi, riflettendo la fluidità dell’interno dell’organismo e la mutevolezza della carne. La tavolozza cromatica di Sofia impiega toni organici e carnici: sfumature di rosa, rossi viscerali, toni albocilestri e campiture d’ombra calde o terrose. Il colore non è descrittivo in senso realistico, ma emotivo e sensorialmente percettivo. L’atmosfera è sospesa nel tempo, tra il sogno e la dimensione clinica, anatomica. La figura sembra emergere o sprofondare nello sfondo, creando un senso di privacy violata, ma accolta, dove la delicatezza del tratto mitiga l’impatto della condizione medica esposta. La ricerca pittorica trasforma la fragilità biologica e il segno della malattia in un atto di pura poesia visiva. L’opera risponde all’obiettivo primario di Videoinsight®: utilizzare la pittura come strumento psicoterapeutico ed emersione di intuizioni interiori profonde.

In “Selfportrait with stoma”, autoritratto intimo e viscerale, l’Artista affronta la complessità del corpo vulnerabile, della #cura e della riappropriazione dell’identità corporea. Mette a nudo la propria condizione fisica e psicologica legata alla presenza della stoma, una modifica anatomica permanente o temporanea che trasforma radicalmente il rapporto con la percezione del proprio corpo. Nel contesto della mostra Caregiver – creata per indagare i concetti di cura, dipendenza, empatia e assistenza fisica ed emotiva – il dipinto si pone come ponte tra due dimensioni: il corpo come territorio di cura – la stoma cessa di essere un mero dettaglio clinico e diventa il fulcro concettuale dell’opera, simbolo della vulnerabilità umana e della necessità di accettazione;  l’atto di autocura (self-caregiving) – prima ancora di ricevere cure dall’esterno, la figura è immortalata nell’atto di gestire, guardare e abitare la propria condizione.” Rebecca Russo

Sebastiano Sofia

@videoinsightfoundation acquisisce per Videoinsight® Collection l’opera “Self-portrait with stoma”, olio su tela, 100 x 60 cm, 2026 dell’Artista @sebastiano_sofia Il lavoro ha fatto parte della Mostra collettiva “Caregiver”, curata da @rebeccarusso.videoinsight promossa da @videoinsightfoundation nei @magazziniartecontemporanea di Trapani nel periodo 29.07.2026 – 29.08.2026.

“Questo autoritratto nasce dall’esperienza della stomia, un evento che ha trasformato radicalmente il mio rapporto con il corpo. Per mesi, prendersi cura di me ha significato compiere ogni giorno gesti semplici, ma essenziali: pulire, medicare, osservare, accettare. Un rituale fatto di fragilità, pazienza e ascolto. La #cura , però, non è stata solo un atto fisico. È stata anche un esercizio mentale ed emotivo: imparare ad abitare un corpo cambiato, affrontare la paura, la vergogna e l’incertezza.  In questo percorso non sono stato solo. La presenza delle persone che mi sono state accanto – medici, infermieri, familiari e amici – mi ha ricordato che #prendersicura è sempre una relazione, un gesto condiviso. Questo dipinto nasce da quell’esperienza: non racconta soltanto una ferita, ma la possibilità di ritrovare una forma di tenerezza verso il proprio corpo, anche quando sembra diventato estraneo.” Sebastiano Sofia

“L’opera di Sebastiano Sofia si distingue per una pittura fluida, organica ed evocativa, in cui la figura umana sfuma in forme metamorfiche. La stesura del colore è liquida e stratificata. I contorni dei corpi non sono mai netti o perimetrati con rigore, ma appaiono morbidi, quasi gelatinosi o membranosi, riflettendo la fluidità dell’interno dell’organismo e la mutevolezza della carne. In “Selfportrait with stoma”, autoritratto intimo e viscerale, l’Artista affronta la complessità del corpo vulnerabile, della #cura e della riappropriazione dell’identità corporea. Mette a nudo la propria condizione fisica e psicologica legata alla presenza della stoma, una modifica anatomica permanente o temporanea che trasforma radicalmente il rapporto con la percezione del proprio corpo. La tavolozza cromatica di Sofia impiega toni organici e carnici: sfumature di rosa, rossi viscerali, toni albocilestri e campiture d’ombra calde o terrose. Il colore non è descrittivo in senso realistico, ma emotivo e sensorialmente percettivo. L’atmosfera è sospesa nel tempo, tra il sogno e la dimensione clinica, anatomica. La figura sembra emergere o sprofondare nello sfondo, creando un senso di privacy violata, ma accolta, dove la delicatezza del tratto mitiga l’impatto della condizione medica esposta. La ricerca pittorica trasforma la fragilità biologica e il segno della malattia in un atto di pura poesia visiva. L’opera risponde all’obiettivo primario di Videoinsight®: utilizzare la pittura come strumento psicoterapeutico ed emersione di intuizioni interiori profonde.

Nel contesto della mostra Caregiver – creata per indagare i concetti di cura, dipendenza, empatia e assistenza fisica ed emotiva – il dipinto si pone come ponte tra due dimensioni: 

– il corpo come territorio di cura: la stoma cessa di essere un mero dettaglio clinico e diventa il fulcro concettuale dell’opera, simbolo della vulnerabilità umana e della necessità di accettazione; 

– l’atto di autocura (self-caregiving): prima ancora di ricevere cure dall’esterno, la figura è immortalata nell’atto di gestire, guardare e abitare la propria condizione.” Rebecca Russo

CAREGIVER

CAREGIVER

La cura come urgenza, dedizione e visione nell’Arte contemporanea

A cura di Rebecca Russo

Promossa da Videoinsight® Foundation – ETS

Sede: Magazzini dell’Arte Contemporanea – Via Custonaci 5, 91100 Trapani (TP)

Periodo espositivo: 29 luglio – 29 agosto 2026

I suggestivi spazi dei Magazzini dell’Arte Contemporanea di Trapani ospitano la mostra “CAREGIVER”, collettiva internazionale promossa da Videoinsight® Foundation – ETS e curata da Rebecca Russo.

L’esposizione, frutto dell’Open Call lanciata nel Febbraio 2026, si propone come un’indagine profonda e polifonica sul tema cruciale della CURA. Attraverso lo sguardo di Artisti internazionali, la Mostra esplora le molteplici declinazioni del concetto di caregiving: non solo come assistenza fisica o sanitaria, ma come attitudine esistenziale, responsabilità etica, legame interpersonale e strumento di rigenerazione psicofisica e sociale.

La Visione Curatoriale: l’Arte come Dispositivo di Cura

Il progetto, ideato da Rebecca Russo, si inserisce perfettamente nella missione storica di Videoinsight Foundation – ETS, da sempre pioniera nell’esplorazione del potenziale terapeutico, trasformativo e conoscitivo dell’Arte contemporanea. In un’epoca storica segnata da vulnerabilità e frammentazione, la figura del Caregiver (colui che si prende cura dell’altro) diventa un archetipo universale. 

Gli Artisti vincitori dell’Open Call affrontano questo nodo tematico con linguaggi eterogenei, offrendo al pubblico non solo opere da contemplare, ma veri e propri stimoli e “insight” per attivare risorse interiori e promuovere il benessere emotivo.

Prendersi cura significa accogliere l’altro, riconoscerne la fragilità e trasformarla in un punto di forza condiviso.  L’arte contemporanea ha lo straordinario potere di farsi ponte, cura e catarsi.

Artisti: Irene Balia, Gianluca Capozzi, Savina Capecci, Marialucia Cirací, Lorenzo Gnata, Taisia Korotkova, Selena Leardini, Julie Machallova, Renata Machycková, Chiara Manenti, Nunzio Paci, Rebecca Palma, Zuzana Pernicová, Eleonora Picariello, Greta Pllana, Maria Pogorzhelskaya, Marcella Pralormo, Jessica Rafele, Milena Sgambato, Sebastiano Sofia, Cosimo Veneziano

Contatti per la Stampa e Informazioni

Per richieste di materiale iconografico, interviste alla Curatrice o ulteriori dettagli sulla mostra:

Carlotta Thione: carlotta.thione@fasv.it

Opere in mostra 

Irene Balia, Mezz’ombra, acrilico su tela, 2025-2026, 150x100cm

Irene Balia, Notte, acrilico su tela, 2024, 35x25cm

Gianluca Capozzi, Sinergia dell’affetto, acrilico su lino, 2026, 50x40cm

Gianluca Capozzi, Carousel, acrilico su lino, 2026, 100x100cm

Savina Capecci, NeuroFlora, olio su tela, 2026, 30x20cm

Savina Capecci, Bella (e simpatica), acrilico e olio su tela, 2025, 30x20cm

Marialucia Cirací, Caregiver, acrilico su tela, 2026, 80x90cm

Lorenzo Gnata, Nel bosco, acrilico su lastra di zinco, 2026, 18x13cm

Taisiya Korotkova, Grace, tempera all’uovo su fondo gessato, 2022, 40x35cm

Selena Leardini, Nero, olio su tela, 2026, 60x70cm

Julie Machallova, The beauty of Darkness, olio su tela, 2025, 40x50cm

Renata Machycková, Portrait, acrylic and ink on fabric, 2025, 90x90cm

Chiara Manenti, Sisters, acrilico su tela, 2026, 40x50cm

Chiara Manenti, L’abbraccio, acrilico su tela, 2025, 40x50cm

Nunzio Paci, Potatura di un’anima fragile, tempera, matita e pastelli su tela, 2026, 100x70cm

Rebecca Palma, Caregiver 500mg, acrilico su tela, 2026, 30x40cm

Zuzana Pernicová, Senza titolo, tecnica mista, 2026, 31,5×32,5cm

Eleonora Picariello, Le origini della cura, tecnica mista su tela, 2014, 100x100cm

Eleonora Picariello, Aura epilettica, tecnica mista su tela 2026, 15x22cm

Greta Pllana, Oioia, olio su tela, 2024, 100x100cm

Maria Pogorzhelskaya, Turchese mask, oil canvas, 2014, 18x24cm

Marcella Pralormo, Io sono natura, olio su tela, 2025, 24x20cm

Jessica Rafele, Duplex Natura, olio su tela, 2025, 50x60cm

Jessica Rafele, Aureo sogno, olio su tela, 2025, 40x60cm

Milena Sgambato, Unicorno (fragile), acrilico su tela, 2026, 92x73cm

Milena Sgambato, Ci abbracciamo, acrilico su tela, 2024, 92x73cm

Sebastiano Sofia, Self-portait with stoma, olio su tela, 2026, 100x60cm

Cosimo Veneziano, Acts off dissidence, anilina su carta, 2026, 70x100cm

BLOOM

BLOOM: l’Arte come Cura e Rinascita

Videoinsight Foundation – ETS lancia l’Open Call per Sculture “Abitate” Bloom

Videoinsight Foundation – ETS, istituzione leader nella promozione dell’Arte come strumento di prevenzione e di promozione del benessere psicofisico, annuncia il lancio di “Bloom”, una Open Call internazionale che fonde scultura, performance e psicologia.

Il progetto nasce con una missione precisa: favorire la salute e la cura attraverso il linguaggio dei simboli. Gli Artisti sono invitati a sfidare la gravità e i confini della materia, creando sculture leggere progettate per essere indossate e “abitate” sulla testa.

Il Concept: Fiorire per Stare Bene

L’iniziativa mira a stimolare una riflessione profonda sulla salute.  Il titolo Bloom evoca l’atto del fiorire: non è solo un riferimento estetico, ma un imperativo esistenziale. Le Opere candidate dovranno tradurre in forme plastiche concetti e simboli legati alla crescita spirituale, alla rinascita, alla proiezione del sé verso l’alto. La scelta della testa come “piedistallo” non è casuale: rappresenta la sede del pensiero, dell’intuizione e dell’’identità. 

Le sculture dovranno interpretare visivamente uno o più dei seguenti concetti cardine:

  • Salute – Cura 
  • Natura – Cultura 
  • Identità – Evoluzione
  • Pace – Libertà
  • Empatia – Gratitudine
  • Relazione – Comunicazione
  • Consapevolezza – Insight
  • Bellezza – Creatività
  • Talento – Visione
  • Rispetto – Dignità 
  • Amicizia – Amore 
  • Scienze – Arti

La Sfilata – Evento: le Opere in movimento

Le opere vincitrici saranno protagoniste di una sfilata – performance trasformativa. Le sculture  non saranno esposte in modo statico, ma saranno indossate sul capo da modelle in una sfilata esclusiva, dove il movimento del corpo conferirà nuova vita agli oggetti artistici, creando un dialogo dinamico tra arte, moda e psicologia. La testa, centro del sistema nervoso e sede della psiche, diventerà il piedistallo vivente di simboli che “elevano” l’essere umano. La leggerezza dei materiali sarà fondamentale per permettere alle opere di essere portate con grazia, trasformando l’arte in un’esperienza dinamica e curativa. Le opere saranno interpretate come estensioni del pensiero e dell’affettività.

“Con Bloom, l’opera d’arte non è più un oggetto da osservare a distanza, ma una medicina per gli occhi e per la mente” .

Le Ipazie contemporanee

Le modelle saranno Ipazie contemporanee, non solo semplici eredi di un nome antico, ma  manifestazioni viventi di attitudini che sfidano il tempo. Come Hypatia, l’astronoma, filosofa e matematica ellenistica, le modelle – muse Ipazie abitano il confine sottile tra la logica più rigorosa e l’empatia più profonda, agendo come ponti tra ciò che il mondo è e ciò che potrebbe diventare, come menti illuminate del presente, come custodi e profetesse del futuro.

Mentre il mondo corre verso una distrazione digitale perenne, le Ipazie restano ancorate alla realtà con una presenza consapevole. Non si limitano a osservare il caos, ma lo filtrano attraverso il genio per trovarvi un ordine. Sono guidate dalla

  • Visione: possiedono la rara abilità di leggere i segnali deboli del domani. Dove altri vedono crisi, loro scorgono la necessità di un nuovo paradigma.
  • Azione: progettano soluzioni, scrivono codici, curano ferite sociali e ambientali con la precisione di chi sa che il futuro si costruisce un dettaglio alla volta.

Il talento di queste donne non è mai fine a sè stesso: è una luce che scotta se tenuta chiusa, ma che riscalda se condivisa. Le Ipazie hanno menti illuminate. Posseggono:

  • Il Merito: Il loro merito è solido, costruito sullo studio e sulla fatica, eppure è declinato con una grazia che non esclude gli altri.
  • L’Intelligenza del Cuore: essere “creature empatiche” significa per loro comprendere che non esiste progresso scientifico o culturale che possa dirsi tale se calpesta l’umano. La loro anima brilla perché è nutrita dalla capacità di sentire il dolore e la gioia del mondo.

L’Ipazia non cerca il martirio, ma la maestria. Non vuole morire per le proprie idee, bensì vuole condividerle con chi la circonda.

Le Ipazie contemporanee sono amiche nella vita, non invidiano, non competono, credono fermamente nella sorellanza intellettuale. Costruiscono: 

  • Reti di Sapere: sono “sorelle nella cultura” perché riconoscono il talento altrui senza timore. Creano ecosistemi dove la conoscenza circola liberamente, nei quali il successo di una è la vittoria di una visione collettiva.
  • La Cura del Quotidiano: nella vita privata, sono amiche consapevoli. Sanno ascoltare il silenzio tra le parole e offrire una spalla che è, allo stesso tempo, un pilastro di saggezza pratica.

Queste donne sono le cartografe di una nuova geografia umana. In un’epoca che spesso premia l’urlo più forte, l’Ipazia contemporanea preferisce la potenza della parola misurata e l’efficacia del gesto ispirato. Le Ipazie sono fari che non restano fermi sulla costa, ma che navigano insieme in mare aperto.

Giuria e Selezione

Le candidature saranno vagliate da una Giuria multidisciplinare composta da figure di spicco provenienti dal mondo dell’arte contemporanea, della medicina, della psicologia e del design. La valutazione si baserà sulla capacità dell’opera di veicolare un messaggio terapeutico e sulla sua armonia estetica.

Note Tecniche e Scadenze

  • Apertura Call: Marzo 2026.
  • Deadline:  Le opere dovranno essere candidate entro il 30 luglio 2026.
  • Specifiche: Le opere devono essere sculture simboliche, leggere, indossabili sul capo.
  • Destinatari: Artisti visivi, designer e creativi, senza limiti di età o nazionalità.
  • Candidature: by email – rebecca.russo@fasv.it

FLAMENCO

Videoinsight Foundation – ets

in linea con la mission di promozione della cura del benessere psicofisico lancia una nuova iniziativa dedicata all’integrazione di Arte e Salute: 

FLAMENCO. Open Call for Digital Artists 2026.

Il Flamenco è un ecosistema emotivo, una filosofia di vita, un’espressione artistica profonda dell’identità umana, dichiarata dall’UNESCO “Patrimonio Immateriale dell’Umanità”. Nato in Andalusia, è il risultato di un secolare e affascinante incrocio di culture.

Si differenzia per l’impatto psicologico, per il tipo di “insight” che promuove nel pubblico. Esprime l’intera gamma delle passioni umane: i diversi “palos” (stili) hanno “compás” (ritmi) peculiari, colorazioni di sentimento specifiche. Esistono oltre 50 tipi di palos, dotati di scale musicali e intenzioni emotive differenti. Il quid del Flamenco è il “duende”, descritto da Federico García Lorca come un “potere misterioso che tutti sentono e che nessun filosofo spiega”. È il momento magico di “insight supremo”, nel quale l’artista e lo spettatore entrano in uno stato di “trance emotiva”. È l’istante in cui l’Arte smette di essere finzione e diventa verità assoluta, capace di guarire e trasformare chi la vive. Il Flamenco converte la sofferenza in bellezza e ritmo, insegna a stare nel dolore per poi liberarsene attraverso l’Arte; non ammette maschere, catalizza autenticità, eleva lo spirito. 

Il progetto FLAMENCO mira a riallineare le frequenze emotive, psicofisiche dello spettatore, attraverso un’alchimia di sensi. Nasce come dispositivo di “cura”: attraverso la sinergia immersiva tra visione, ascolto e olfatto, invita a varcare la soglia del guardare per entrare nel territorio del guarire. 

L’esposizione artistica è concepita come un percorso plurisensoriale, una camera di consapevolezza nella quale sperimentare una triade di stimoli:
– l’immagine (il focus), un’opera di Digital Art ad alto impatto trasformativo, capace di attivare i “neuroni specchio” e sollecitare il mondo interno; 
– la musica (il ritmo), una tessitura sonora progettata per far risuonare le frequenze cardiache e cerebrali, facilitando il rilassamento profondo e l’attivazione energetica; 
– il profumo (la memoria), una fragranza diffusa nell’aria che bypassa la mente razionale per colpire direttamente il sistema limbico, risvegliando memorie ancestrali e stimolando una risposta fisiologica di benessere.

Il fine ultimo è la promozione della salute psicofisica attraverso l’Arte che provoca emozione e insight. Nello spazio artistico l’integrazione dei sensi funge da catalizzatrice per 

– la catarsi emotiva: il rilascio di tensioni accumulate attraverso l’identificazione con l’opera d’Arte; 

– la resilienza: il rafforzamento delle risorse psicologiche sane attraverso l’esperienza estetica totalizzante; 

–  l’insight: la comprensione improvvisa e illuminante di dinamiche interiori. 

L’ Arte non è l’oggetto da ammirare, ma lo specchio in cui trovarsi. Lo spettatore non è un visitatore passivo, ma il protagonista di un processo di guarigione e risveglio.

L’immagine curativa non è bella in senso estetico, ma è funzionale: agisce come un farmaco visivo che interagisce con il sistema nervoso e l’inconscio; evoca l’insight, è il veicolo per rendere visibile la forza vitale.  Contiene narrazione; non è statica o decorativa, include movimento interno (un’azione, un’evoluzione, uno slancio, un conflitto che si risolve). Include un archetipo: richiama simboli universali riconoscibili dall’inconscio collettivo, che saltano le barriere linguistiche e culturali (la luce che vince sull’ombra, il cammino, la rinascita, l’abbraccio). Evoca l’apertura: lascia spazio all’interpretazione, permettendo la proiezione spontanea di vissuti interiori. Se rappresenta un gesto di liberazione o di forza, il cervello dello spettatore, a causa dell’attivazione dei neuroni specchio, simula quel gesto, producendo biochimicamente una sensazione di empowerment. Provoca empatia: permette di “sentirsi dentro” l’opera, di trasformare l’osservazione in un’esperienza interiorizzata. È in equilibrio tra tensione, risoluzione, trasformazione, dinamismo (rappresenta il passaggio dal caos all’ordine, dal dolore alla resilienza), catarsi (accoglie il disagio dello spettatore per offrire una via d’uscita simbolica). Contiene colori e luce ad alto impatto sul sistema endocrino e sul ritmo circadiano: la luce suggerisce speranza, orientamento, intuizione, illuminazione; la cromoterapia attiva l’energia, la forza e la passione, attraverso i toni caldi, seda l’ansia e favorisce la riflessione profonda, tramite i toni freddi. Stimola la risonanza affettiva; include quello che Roland Barthes chiamava “punctum”: un dettaglio, una “ferita” o un elemento inaspettato che colpisce lo spettatore, rompendo le difese e permettendo all’emozione di fluire. Possiede “duende”: quel fuoco interno che costringe l’anima a reagire e a rimettersi in cammino. La soglia funziona come portale: si entra in un modo e si esce in un altro.

La musica curativa non è un sottofondo, ma un vettore d’urto emotivo, un regolatore fisiologico. Per “risvegliare l’anima”, il suono deve agire su più livelli: biochimico, cellulare e psicologico. Deve: 

– presentare entrainment (trascinamento), una coerenza dei ritmi biologici; il cuore e le onde cerebrali devono potersi sincronizzare con il ritmo esterno; 

– ottimizzare la frequenza cardiaca; per indurre rilassamento deve partire da un tempo moderato e rallentare gradualmente; per risvegliare l’energia vitale e contrastare l’apatia deve contenere un crescendo ritmico; 

– stimolare le onde cerebrali con frequenze che favoriscano il rilassamento vigile (alpha) e l’introspezione profonda (theta); 

– essere dinamica, raccontare, evocare, esprimere tensione (dolore, blocco) per poi condurre l’ascoltatore verso una risoluzione armonica (questo processo specchia la capacità della mente di superare i traumi). 

L’alternanza tra piano e forte deve stimolare l’attenzione e prevenire l’assuefazione, mantenendo l’anima “sveglia”. Esistono frequenze specifiche associate alla guarigione: 

– 528 Hz: la “frequenza dei miracoli” o della riparazione del DNA, connessa alla trasformazione e alla pace; 

– 432 Hz: una sintonizzazione naturale e coerente con le frequenze dell’universo e del corpo umano, che favorisce sensazioni di centratura e benessere profondo. 

La musica curativa crea una connessione empatica immediata, riduce il senso di solitudine; evita strutture caotiche o dissonanze eccessive che potrebbero indurre stress o ansia (cortisolo). Rassicura il sistema nervoso, sorprende per emozionare. Basse frequenze “sentite” fisicamente nel petto o nell’addome aiutano a radicare l’esperienza nel corpo (vibrazione somatica). Il ritmo primordiale riattiva la forza vitale e la volontà (resilienza); l’armonia fluida riduce i livelli di cortisolo e l’infiammazione da stress; la melodia evocativa stimola il rilascio di dopamina e ossitocina; il silenzio strategico delle pause permette all’insight di sedimentarsi nella coscienza.

Il profumo curativo, non è un semplice accessorio, ma la chiave d’accesso più rapida all’inconscio, mira al risveglio dell’anima e al benessere psicofisico. A differenza della vista e dell’udito, l’olfatto è l’unico senso che non viene filtrato dal talamo: arriva direttamente al sistema limbico, la sede delle emozioni e della memoria analogica. Per promuovere la “cura” la fragranza deve possedere purezza e autenticità: basarsi su oli essenziali naturali e non su molecole di sintesi piatte. Gli oli essenziali estratti da piante vive conservano una complessità molecolare che interagisce chimicamente con l’organismo. L’anima riconosce il vero: un profumo naturale evoca la connessione con la terra, un pilastro fondamentale del benessere psicofisico. Un profumo curativo deve agire come un attivatore di memorie positive o ancestrali, deve evocare un viaggio nel tempo. Le “note di radici” (vetiver, patchouli) forniscono “grounding” (radicamento), aiutando il fruitore a sentirsi solido e sicuro, contrastando la frammentazione psichica. Accenni di vaniglia, agrumi o resine dolci, le “note d’infanzia”, risvegliano il bambino interiore, promuovendo un senso di protezione e nutrimento emotivo. Il profumo deve avere una piramide olfattiva dinamica: “note di testa”(incensate o agrumate) per “pulire” la mente dai pensieri quotidiani e aprire lo spazio all’insight; “note di cuore” (floreali o speziate) per toccare la sfera affettiva e l’apertura; “note di fondo“ (legnose) per dare profondità e persistenza all’esperienza, permettendo al benessere di durare nel tempo. La fragranza deve essere neurostimolante, agendo come un ancoraggio neurologico, provocando il sollievo dallo stress (note come il bergamotto o il legno di sandalo riducono i livelli di cortisolo),  il risveglio dell’anima (l’incenso o la mirra sono legati alla spiritualità, approfondiscono il respiro, predispongono alla meditazione e alla riflessione profonda), l’energia vitale (il pepe nero o lo zenzero stimolano la determinazione e la forza d’animo).

Associare una fragranza specifica a un’immagine e a una musica permette al fruitore di fissare l’insight ricevuto. In futuro, risentire quel profumo riattiverà immediatamente lo stato di benessere vissuto durante la mostra. L’insight olfattivo è l’alchimia che trasforma l’aria in emozione pura.

Requisiti e Modalità di Partecipazione: la partecipazione è aperta agli artisti di Digital Art che desiderano confrontarsi con il tema della “Cura” attraverso il linguaggio dell’Arte.

Tipologia di opere: Digital Art
Caratteristiche: Video o NFT con musica, colore, durata variabile
Materiale richiesto: Video o NFT in alta risoluzione con didascalia
Candidature: by email – rebecca.russo@fasv.it
Deadline: 30.06.2026

Tutte le opere candidate saranno sottoposte alla valutazione di una Giuria multidisciplinare. L’opera vincitrice sarà protagonista della mostra FLAMENCO.

Vi invitiamo a seguirci sulla nostra pagina instagram.

Il team di Videoinsight Foundation – ets

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CAREGIVER

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce all’arte un ruolo chiave nella prevenzione della salute, nel supporto psicologico per la gestione delle malattie croniche, nel miglioramento della qualità della vita.

Videoinsight® Foundation – ETS, in linea con la mission di promozione della cura del benessere psicofisico, è entusiasta di annunciare il lancio della nuova iniziativa dedicata all’integrazione di arte e salute: “CAREGIVER” – Open Call for Artists 2026. 

Prendersi cura

L’arte connette il mondo interno e la realtà esterna, agendo come potente strumento terapeutico per la “cura dell’anima”. Svolge un ruolo attivo nella prevenzione della salute. Attiva processi cognitivi, emotivi e sociali in grado di ridurre l’ansia, l’isolamento, la depressione. Rinforza l’autostima, innalza il tono dell’umore, riduce la vulnerabilità, favorisce il benessere mentale e fisico.  

Attraverso l’Open Call si invitano gli artisti a esplorare il concetto di “cura”, non solo come gesto assistenziale, ma come attitudine umana, sociale e terapeutica. 

L’arte stessa si fa “Caregiver “: accoglie, trasforma e rigenera. 

“Prendersi cura” è un’espressione che racchiude un significato più profondo del semplice “assistere” o “curare“. Mentre la “cura” (in inglese “cure”) si riferisce all’aspetto tecnico e medico del guarire una malattia, il “prendersi cura” (in inglese “to care”) riguarda la persona nella sua interezza, presuppone la presenza (l’esserci), l’ascolto, l’empatia, la responsabilità (il farsi carico).

Prendersi cura è un atto di presenza consapevole. Significa riconoscere l’altro non come un “paziente” o un “problema da gestire”, ma come una persona con una storia, dei desideri e una dignità che restano intatti nonostante la malattia.

Prendersi cura significa “guardare negli occhi”, intercettare i bisogni inespressi: la paura dietro un silenzio, il desiderio di normalità dietro una lamentela. È la capacità di sintonizzarsi sullo stato d’animo dell’altro senza lasciarsi travolgere, creando uno spazio sicuro in cui la persona curata si senta ancora “vista”.

Prendersi cura significa farsi carico del mondo dell’altro.

Prendersi cura vuol dire fare scelte difficili al posto di chi non può più farle, agendo nel suo migliore interesse. Esistono due modi di prendersi cura: sostituirsi all’altro (“fare per”), nel senso di togliergli ogni faticosa incombenza, rischiando di annullare l’identità di chi riceve aiuto, oppure affiancare l’altro (“fare con”), cioè aiutare la persona a fare ciò che ancora può, sostenendola dove non arriva. Questo è il vero cuore dell’assistenza: restituire potere e dignità.

Prendersi cura è l’arte di restare. È la pazienza di abitare il tempo dell’altro, che spesso è più lento del nostro, e di trasformare un momento di fragilità in uno spazio di profonda connessione umana.

Chi è il Caregiver?

Essere un “Caregiver”, “colui o colei che dona la cura“, significa ricoprire uno dei ruoli più nobili, complessi e spesso invisibili della nostra società. Non significa svolgere un compito, ma integrare assistenza, supporto emotivo e dedizione costante verso un’altra persona. 

Il Caregiver è il pilastro silenzioso che permette a migliaia di persone di vivere con dignità nonostante la malattia, la fragilità, la solitudine. Il ruolo richiede pazienza, coraggio e generosità; merita gratitudine, diritti e supporto concreto. La vita del Caregiver, cuore pulsante del welfare fai-da-te, è in equilibrio costante tra amore e sacrificio. I Caregiver, “eroi di famiglia”, sono troppo spesso lasciati soli.

Le Sfide Quotidiane

Il peso che grava sulle spalle di chi assiste non è solo fisico, ma soprattutto psicologico. Le sfide principali includono l’isolamento sociale (il Caregiver rinuncia alla propria vita sociale, ai propri hobby e, talvolta, alla propria carriera per garantire la presenza costante), il carico emotivo (gestire il declino fisico o cognitivo di una persona curata comporta uno stress costante), la fatica fisica (sollevare, medicare, gestire le notti insonni e le emergenze mediche), la burocrazia (orientarsi tra permessi, sussidi e liste d’attesa sanitarie è un ulteriore lavoro).

I Numeri Chiave e l’identikit del Caregiver in Italia

In Italia il numero dei Caregiver è impressionante e riflette quanto il nostro sistema di assistenza sociale poggi quasi interamente sulle spalle delle famiglie. Secondo i dati ISTAT e Censis del 2026 la stima complessiva dei Caregiver famigliari è di 8 milioni di persone: il 15% della popolazione italiana. Oltre il 70% sono donne, definite la “generazione sandwich”, schiacciate tra la cura dei figli e quella dei genitori. La fascia più colpita è quella tra i 45 e i 65 anni, ma circa il 17% ha meno di 35 anni (i cosiddetti “Young Caregivers“). Circa il 30% dei caregiver dedica più di 20 ore a settimana all’assistenza. Circa il 60% ha dovuto modificare o abbandonare la propria attività lavorativa per prestare cura.

Novità Legislative 

Il dibattito pubblico sta finalmente portando alla luce la necessità di tutele legali e previdenziali per i Caregiver. Riconoscere il loro valore significa garantire supporto psicologico, tutele giuridiche ed economiche. Nel Gennaio 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo disegno di legge volto a dare finalmente dignità giuridica a queste persone. L’obiettivo è trasformare il Caregiver da “volontario per necessità” a soggetto riconosciuto dallo Stato, con l’introduzione di tutele previdenziali e assicurative, bonus e incentivi per conciliare vita e lavoro. In Italia, il valore economico del lavoro svolto gratuitamente dai Caregiver è stato stimato in decine di miliardi di euro ogni anno; senza di loro, il Sistema Sanitario Nazionale rischierebbe il collasso immediato. 

Il Rischio del “Burnout”

Per prendersi cura di qualcun altro, bisogna prima essere in grado di stare bene. Molti Caregiver cadono nella trappola del trascurare sè stessi, dell’annullarsi per occuparsi dell’altro, andando incontro ad uno scompenso psicofisico. La “sindrome del burnout” si manifesta con sensazione di iper-responsabilità, tristezza, impotenza, rabbia e sensi di colpa. I sintomi del burnout sono affaticamento, difficoltà di concentrazione, ansia e preoccupazione, disturbi psicosomatici, indebolimento delle difese immunitarie, ridotta cura del proprio stato di salute, isolamento sociale, depressione.

La “Malattia del Caregiver”

Non si può avere cura degli altri se non si impara ad avere cura di sé. Il Caregiver che si annulla non sta più “curando”, si sta consumando. Il paradosso del Caregiver è che, nel tentativo di proteggere la salute di un altro, finisce per consumare la propria. Esiste una letteratura medica specifica su questo fenomeno definito “Malattia del Caregiver” o “Caregiver Burden” (il carico del prestatore di cure). Il corpo e la mente di chi assiste sono sottoposti a uno stress cronico che altera i normali processi biologici. Le cause principali sono: l’iper- cortisolemia (lo stress costante mantiene alti i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, che a lungo andare indebolisce il sistema immunitario); la deprivazione del sonno (le interruzioni notturne frequenti impediscono il recupero psicofisico); la trascuratezza di sè (il Caregiver tende a evitare le proprie visite mediche, a mangiare in modo sregolato). Le malattie che colpiscono chi assiste sono disturbi psicosomatici, depressione e ansia (colpiscono tra il 40% e il 70% dei Caregiver), la sindrome di burnout (un esaurimento emotivo che porta a distacco, irritabilità e senso di fallimento); l’insonnia cronica (la difficoltà a prendere sonno anche quando l’assistito riposa, a causa dell’iper- vigilanza). I Caregiver sviluppano patologie fisiche, come disturbi muscolo-scheletrici (mal di schiena cronico, ernie e dolori articolari dovuti al sollevamento e allo spostamento dell’assistito); malattie cardiovascolari (l’ipertensione è molto comune a causa della tensione emotiva perenne); l’indebolimento immunitario (i Caregiver impiegano più tempo a guarire da influenze o ferite). È fondamentale riconoscere i “segnali di allarme”, prima che diventino patologie croniche: la stanchezza, la perdita di interesse per le attività quotidiane, la rabbia sproporzionata seguita da forti sensi di colpa, la difficoltà di concentrazione, i vuoti di memoria.

Cosa si può fare per supportare i Caregiver? 

Per supportare i Caregiver è consigliabile pianificare il sollievo (delegare l’assistenza anche solo per poche ore a settimana a professionisti o altri familiari), partecipare a gruppi di auto-mutuo aiuto (confrontarsi con chi vive la stessa situazione riduce drasticamente il senso di isolamento), l’esperienza dell’arte, della cultura: efficace per il rilassamento e la rigenerazione mentale.

CAREGIVER. Open Call for Artists

Requisiti e Modalità di Partecipazione

La partecipazione è aperta a tutti gli artisti che desiderano confrontarsi con il tema della “Cura” attraverso il linguaggio dell’Arte. Gli Artisti sono invitati a candidare originali opere sul tema CAREGIVER.

  • Tipologia di opere: Opere pittoriche.
  • Dimensioni massime: 100 cm x 100 cm
  • Materiale richiesto: Immagine dell’opera in alta risoluzione con didascalia completa (titolo, tecnica, anno, dimensioni).
  • Invio candidature: Le proposte devono essere inviate via email all’indirizzo: rebecca.russo@fasv.it
  • Scadenza: 30.06.2026

Selezione e Mostra Collettiva

Tutte le opere candidate saranno sottoposte alla valutazione di una Giuria multidisciplinare. Le opere selezionate saranno esposte nella mostra “CAREGIVER“, un evento che metterà in luce il talento dei partecipanti e la capacità dell’arte di farsi veicolo di benessere psicofisico e sociale. Il tempo e il luogo della mostra saranno comunicati dopo la selezione delle opere. 

Monica Candela
Videoinsight® Foundation – ETS

monica.candela@fasv.it

Flashback Habitat

Butterfly – Quaderno

Butterfly

Flashback Habitat. Ecosistema per le culture contemporanee

in collaborazione con Videoinsight Foundation – ets

Butterfly by Rebecca Russo

Rassegna di VideoArte tratta dalla Collezione Videoinsight®

25.09.2024 – 30.03.2026

25.09.2025 | Talk by Tita Giunta

La farfalla è uno dei simboli più potenti e universali di trasformazione, rinascita e bellezza interiore. Il suo ciclo di vita – dall’uovo alla larva, poi alla crisalide e infine alla creatura alata – rappresenta un processo profondo di cambiamento e crescita. Rappresenta simbolicamente l’anima, il passaggio tra mondi, tra vita e morte, tra buio e luce. È associata alla libertà, alla leggerezza dell’essere, ma anche alla fragilità e all’impermanenza, poiché la sua esistenza è breve ma intensa, come certi momenti preziosi della vita. La farfalla invita a lasciare andare il passato, ad accettare il cambiamento e ad avere il coraggio di evolvere. Ricorda che anche ciò che appare immobile o oscuro (come la crisalide) può contenere il seme di qualcosa di meraviglioso. Le ferite umane, per quanto dolorose, possono diventare ali per spiccare voli di emancipazione, di consapevolezza, varchi attraverso cui entra la luce. Ogni dolore vissuto, ogni caduta, ogni perdita lascia un segno, che non è soltanto sofferenza: è anche memoria, esperienza, verità. I limiti, le perdite, causano crepe, nelle quali si nasconde, si rivela la possibilità di trasformazione. Le fragilità provocano autenticità, forza e luminosità. Il fallimento attraversato con consapevolezza, può diventare compassione, profondità, arte. Le cicatrici raccontano una storia: non sono un difetto, ma una forma di bellezza, più vera. Le vulnerabilità possono trasformarsi in risorse: diventando sensibilità, capacità di comprendere gli altri, desiderio di autenticità. La farfalla è poesia in movimento, messaggera silenziosa di speranza, trasformazione e nuova vita.

Opere:

Janet Biggs, Can’t find my way home, 2015, 09 min. 45 sec.

Maurizio Camerani, Sub, 1994, 06 min. 06 sec.

Emilia Faro, The Prince’s metamorphosis, 2010, 03 min. 29 sec.

Michael Fliri, Getting too old to die young 2008, 00 min. 47 sec.

Kate Gilmore, My love is an anchor, 2004, 07 min. 06 sec.

Goldiechiari, 1969, 2010, 04 min. 23 sec.

Vlatka Horvat, Restless, 2010, 08 min.18 sec.

Polina Kanis, Eggs, 2010, 17 min.28 sec.

Ali Kazma, Dance Company, 2009, 10 min. 17 sec.

Edson Luli, What is man, 2014, 06 min. 55 sec. 

Marcos Lutyens, The subjective self: twinnapse, 2013, 01 min. 40 sec.

Ursula Mayer, The crystal gaze, 2007, 14 min. 39 sec. 

Marcello Maloberti, Blitz, 2012, 07 min. 58 sec. 

Masbedo, Glimà, 2008, 18 min. 26 sec.

Hans Op De Beeck, Parade, 2012, 11 min. 17 sec.

Fabrizio Passarella, Il Giardino Rabescato, 2003 – 2016, 15 min. 48 sec.

Fabrizio Passarella, Dreams, 2022 – 2025, 17 min. 30 sec.

Cheryl Pope, Stacks, 2010, 10 min. 05 sec.

Sissi, Daniele ha perso il treno, 1999, 01 min. 30 sec.

Michele Tombolini, Indelible marks, 2016, 17 min. 13 sec. 

Ulla Von Brandenburg, Singspiel, 2009, 06 min. 39 sec.